Il vetro zaffiro è caratterizzato da un’elevata trasparenza e da una superiore resistenza ai graffi, conferitagli dalla sua durezza. Rispetto all’acrilico ed al vetro minerale costituisce la scelta di maggior prestigio e lo troviamo solitamente su orologi di buona qualità.

Trasparente o blu?

Lo zaffiro è un minerale che possiamo trovare in numerose colorazioni ed è costituito da ossido di alluminio. Quando sentiamo nominare la parola zaffiro, solitamente si crea nella nostra mente l’immagine di una gemma dalle tonalità blu. Queste colorazioni sono in realtà frutto della presenza di impurità, in assenza delle quali il minerale risulterebbe completamente trasparente. La classica colorazione blu viene ad esempio data dalla presenza di ematite e rutilo.

L’invenzione dello zaffiro sintetico

L’invenzione dello zaffiro sintetico la dobbiamo al chimico francese Auguste Verneuil, vissuto tra la seconda metà del 1800 e l’inizio del 1900. Le sue ricerche partirono dalle esperienze dei chimici Frémy e Feil, che crearono cristalli di rubino sciogliendo in un crogiuolo i componenti del minerale.

Il metodo tramite fusione alla fiamma brevettato da Auguste Verneuil prevede la fusione dei componenti all’interno di un forno, utilizzando una fiamma ossidrica. Nel caso dei corindoni come lo zaffiro, il componente da fondere è l’ossido di alluminio in polvere. Il lungo cilindro ottenuto da questo processo viene tagliato al diamante e lucidato. Per ottenere le classiche colorazioni rosse e blu del rubino sintetico e dello zaffiro sintetico, si aggiungono cromo o ferro.

Ancora oggi viene usato il metodo Verneuil per la produzione di alcune gemme sintetiche, sebbene negli anni siano stati scoperti processi che permettono di ottenere cristalli di qualità migliore.

Il vetro zaffiro

Quando leggiamo tra le specifiche che un orologio ha un cristallo in zaffiro, intuiamo già che siamo probabilmente di fronte ad un buon segnatempo. Ci sono diversi motivi per cui un cristallo in questo materiale è tanto apprezzato dagli appassionati di orologi. Lo zaffiro ha una temperatura di fusione altissima (2040°C), è molto resistente ai graffi ed è molto più robusto rispetto al vetro tradizionale. A causa dell’estrema trasparenza, su questi cristalli viene spesso applicato un rivestimento antiriflesso sia sul lato interno che su quello esterno.

Grazie alle sue importanti caratteristiche, lo zaffiro non viene utilizzato solamente nel mondo dell’orologeria. Lo possiamo trovare ad esempio nei vetri infrangibili o sugli scanner dei codici a barre dei negozi, che sarebbero altrimenti soggetti a graffi.

È purtroppo difficile tracciare la storia inerente l’utilizzo dello zaffiro nell’orologeria. Sembra che già negli anni ’30 Jaeger-LeCoultre lo utilizzasse su alcuni Reverso, ma per assistere ad una discreta diffusione occorse attendere gli anni ’60. I primi Rolex con vetro zaffiro sono stati il Perpetual Date ref 1530, il Perpetual Datejust ref 1630 e l’Oysterquartz (circa 1977).

I motivi che hanno spinto a passare dal Plexiglas allo zaffiro sono soprattutto la maggior resistenza ai graffi e la migliore visibilità. Trattandosi di questioni prevalentemente estetiche, la diffusione di questo materiale ha avuto inizio su orologi più eleganti, per poi arrivare indistintamente ad ogni tipologia di segnatempo. Rolex, ad esempio, dagli anni ’90 ha completamente abbandonato il Plexiglas in favore del vetro zaffiro.

Acrilico, vetro minerale e vetro zaffiro

foto BeckerTime

I cristalli degli orologi sono solitamente costituiti da acrilico (plastica), vetro minerale o zaffiro sintetico. La scelta viene spesso dettata da fattori economici, ma talvolta può dipendere dal tipo di utilizzo previsto per l’orologio. Tra i materiali citati lo zaffiro è quello più costoso e come già detto è generalmente quello preferibile.

  • L’acrilico è il materiale più economico dei tre. È quello che si graffia più facilmente, ma rispetto agli altri materiali può essere fatto tornare lucido con facilità. È infatti possibile rimuovere hairlines dall’acrilico utilizzando paste specifiche o normali dentifrici. Pur rovinandosi con facilità, l’acrilico ha un’elevata resistenza ad urti e pressione. A differenza del vetro minerale e dello zaffiro, in caso di rottura ha il vantaggio di non frantumarsi. Per questa ragione è stato scelto anche da case come Omega e Rolex su alcuni sportivi.
  • Il vetro minerale è di fatto un vetro tradizionale, al quale di solito si applica un trattamento chimico che ne migliora la resistenza ai graffi. È 7 volte più duro dell’acrilico e relativamente alla resistenza ai graffi rappresenta una via di mezzo rispetto agli altri due materiali. Il costo è superiore rispetto all’acrilico ma resta comunque contenuto, fattore che ne agevola la sostituzione in caso di necessità.
  • Il vetro zaffiro è superiore a tutti in merito alla resistenza ai graffi ed alla robustezza ed è più difficile che presenti hairlines o crepe dovute ad urti. Se subisce il giusto impatto, ha tuttavia la tendenza ad infrangersi nonostante la sua robustezza. Sulla scala di Mohs che valuta la durezza dei materiali, i corindoni sono in cima alla classifica, dietro ai diamanti. La durezza assoluta del diamante è di 1600, mentre quella del corindone è di 400. Rispetto al vetro minerale, la sua durezza è circa 3 volte superiore.

Maggiori costi di produzione

Nella fascia media dei PMW, il vetro minerale incarna spesso un ottimo compromesso. Dal punto di vista estetico è difficile distinguerlo da uno zaffiro ed ha comunque una buona resistenza ai graffi rispetto al Plexiglas. Restando in questa fascia di prezzo, il vetro minerale diventa una scelta quasi obbligata nel caso di cristalli bombati: realizzare un cristallo zaffiro bombato avrebbe dei costi troppo elevati.

La produzione e lavorazione di vetri in zaffiro è più difficile rispetto agli altri materiali ed è più difficile anche garantire l’assenza di micro-crepe che costituirebbero dei punti deboli per l’intero cristallo. È quindi cruciale la qualità nel processo di lavorazione, affinché si possa parlare di zaffiro come valore aggiunto.

Hardlex di Seiko

Sugli orologi Seiko troviamo spesso il materiale proprietario Hardlex, ossia un vetro minerale rinforzato. Seiko lo produce in differenti qualità, per cui quello che troviamo su un Seiko 5 sarà di livello inferiore a confronto con un Hardlex destinato ad un diver certificato ISO. L’Hardlex ha una minore resistenza ai graffi dell’Hardlex rispetto allo zaffiro, ma essendo molto più flessibile ha una maggiore resistenza agli urti.

Sebbene se ne siano ormai perse le tracce, Seiko provò a combinare la flessibilità dell’Hardlex alle proprietà antigraffio dello zaffiro creando il Sapphlex, un Hardlex con rivestimento in zaffiro.

Cristallo piatto e cristallo bombato

Indipendentemente dal materiale scelto, il cristallo dell’orologio può avere una forma piatta oppure bombata.

I cristalli piatti sono più pratici, poiché meno esposti ad urti. La forma piatta fa tuttavia sì che si rompano con maggiore facilità in caso di cadute. Con i cristalli piatti si rende inoltre necessaria la presenza di un rivestimento antiriflesso, in assenza del quale il vetro tenderebbe a riflettere.

I cristalli bombati, grazie alla loro forma distribuiscono meglio gli impatti subiti, rendendosi così più resistenti. Tuttavia, il fatto di essere in rilievo rispetto alla lunetta li rende più esposti ad urti. La forma bombata permette inoltre di non incorrere nel problema dei riflessi, tanto che secondo alcuni il rivestimento antiriflesso nei cristalli bombati sia superfluo.

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2 Comments

  1. Complimenti, spiegazione concisa ed esaustiva.
    Si nota la passione e la padronanza per la materia.
    Mariano

  2. Bell’articolo di facile comprensione e ottima spiegazione.

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