Oggi lo standard ISO 6425 richiede la presenza di una ghiera girevole in senso uni-direzionale in un diver. Com’è nata l’esigenza di questo componente?

Un requisito fondamentale

Oggi l’ampia gamma di strumenti digitali ha rimpiazzato in buona parte i diver meccanici al polso dei subacquei, ma nonostante ciò la categoria continua a godere di enorme popolarità. Nelle incarnazioni più tradizionali e meno tecniche i diver coniugano l’aspetto sportivo ad una sobrietà che ben si adatta all’utilizzo quotidiano. Ne è esempio lampante, ovviamente, il Rolex Submariner.

Parlando di orologi subacquei è inevitabile tirare in ballo la ghiera girevole, elemento fondamentale già a partire dai primi anni ’50. Tra le specifiche dettate da Robert Maloubier nel 1953 per la realizzazione di orologi subacquei, figurava infatti come requisito anche questa tipoologia di ghiera. Anche nello standard contemporaneo ISO 6425 si parla di ghiera rotante, al quale è richiesto di muoversi esclusivamente in senso anti-orario.

La nascita dei diver a ghiera girevole

Rolex 6202, foto rolexforums.com

L’importanza della ghiera girevole la si deve al fatto che permette ai sub di tenere traccia del proprio tempo d’immersione.

Nel 1953 la ghiera girevole in sé non era una novità assoluta. Esistevano alcune case che l’avevano introdotta precedentemente, come Harwood negli anni ’20 o Rolex con il Zerographe degli anni ’30. Questi erano però orologi pensati per essere utilizzati in volo, non dedicati al mondo subacqueo.

Tenendo conto delle esigenze messe sul tavolo da Maloubier, nel 1953 vennero quindi presentati i primi tre diver della storia con ghiera rotante: il Blancpain Fifty Fathoms, il Rolex Turn-O-Graph (ref 6202) e lo Zodiac Sea Wolf.

Nonostante la corona a vite fosse brevetto Rolex e quindi presente solo sul Turn-O-Graph, quest’ultimo era fra i tre il brutto anatroccolo in termini di impermeabilità. Le migliori performance da questo punto di vista le aveva il Sea Wolf, che poteva raggiungere i 200m. Lo seguivano il Fifty Fathoms con 100m (o meglio 50 braccia, ossia 91,44m) ed il Turn-O-Graph con 50m. C’è da dire però che Rolex nel frattempo stava mettendo a punto il Submariner ref. 6204, che presentò nel 1954 e che aveva un’impermeabilità di 100m.

A cosa serve la ghiera girevole nei diver

Doxa SUB300, foto doxawatches.com

Come anticipato precedentemente, per un sub è letteralmente vitale calcolare il proprio tempo d’immersione. Uno dei motivi consiste nella stima dell’aria residua nella bombola. Il consumo di questo può in realtà variare in termini soggettivi, ma il tempo trascorso può offrire una valida approssimazione.

Un altro importante utilizzo lo possiamo individuare nel rispetto dei tempi d’immersione dettati dalla tabella di decompressione, che regola il quantitativo massimo di minuti che un sub può trascorrere ad una determinata profondità. Se non si rispettano questi limiti, si rende necessaria una sosta a diverse profondità in fase di risalita, per permettere la decompressione. L’elevata pressione che troviamo in profondità non permette di smaltire velocemente l’azoto presente nell’aria della bombola, che va così ad accumularsi nel sangue e nei tessuti. Se si supera la soglia di azoto accumulato e si risale troppo velocemente, si rischia di incorrere in un’embolia o nella malattia da decompressione.

Nel 1967 Doxa realizzò una ghiera che incorporava una scala relativa ai tempi massimi di immersione senza decompressione alle diverse profondità. Questa caratteristica la troviamo ancora oggi nei SUB della casa presenti a catalogo.

Rotazione uni-direzionale

Blancpain Fifty Fathoms, foto watchtime.com

Per tenere traccia del proprio tempo d’immersione, il sub ruota la ghiera in modo tale da far corrispondere la freccia dell’inserto alla lancetta dei minuti. Il fatto che la rotazione sia unidirezionale in senso anti-orario è una garanzia in termini di sicurezza, poiché una rotazione accidentale potrà soltanto farci credere di essere sott’acqua da più tempo rispetto a quello reale.

Il Blancpain Fifty Fathoms fu il primo diver ad avere una ghiera girevole uni-direzionale. Questa tipologia di ghiera venne brevettata da Blancpain, per cui le altre case furono costrette ad utilizzare il sistema bi-direzionale fino allo scadere di tale brevetto. Oggi questi diver verrebbero considerati fuori standard.

Altri sistemi di sicurezza

Longines 7042, foto phillips.com

Evitare rotazioni accidentali della ghiera è un aspetto molto importante per questa categoria di orologi, oltre ad essere uno dei pochi aspetti su cui gli orologiai potevano lavorare nel tentativo di evolvere questo semplice componente.

Una soluzione che si diffuse negli anni ’60 fu quella di spostare la ghiera sotto al vetro, delegando la rotazione ad una corona aggiuntiva. Questo diede vita a diver iconici come ad esempio il Longines 7042 (antenato del Longines Legend Diver).

Per chi si trova sott’acqua resta tuttavia più comodo ruotare una ghiera anziché una corona, considerato che si deve eseguire queste operazioni indossando guanti. Un buon compromesso in questo senso è stato raggiunto da IWC tramite il sistema SafeDive dell’Aquatimer. Nel SafeDive è presente una ghiera interna, ma la sua rotazione è controllata da un’ulteriore ghiera posta all’esterno anziché da una corona.

Un altro orologio iconico nato dall’esigenza di bloccare la rotazione della ghiera è il Ploprof del 1970, ossia l’Omega Plongeur Professionel. Nel Ploprof la rotazione della ghiera viene sbloccata solo in seguito alla pressione di un grosso tasto arancione posto sul lato destro della cassa.

Materiali degli inserti

Pur affiancata dalle alternative viste in precedenza, la ghiera girevole esterna rimane il sistema più diffuso e pratico che possiamo trovare sui diver. Gli inserti più classici montati sulle ghiere sono semplici anelli in alluminio, in bachelite o addirittura in acciaio come nel caso dei Doxa.

Il punto debole di questi materiali è il fatto che si possono facilmente scolorire, graffiare o anche rompere. Per questo motivo, orologi più recenti e di maggior pregio utilizzano invece inserti in zaffiro o ceramica, entrambi resistenti ai graffi.

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